Il caso Regeni continua a produrre tensioni politiche a tre giorni dalla sentenza di primo grado della Corte d’Assise di Roma. Mercoledì sera la Commissione Difesa della Camera ha rinviato il voto, previsto per oggi 1° ottobre, sul disegno di legge che proroga il memorandum di cooperazione militare tra Italia ed Egitto, firmato nel 1998 ed entrato in vigore nel 2015. Secondo Il Fatto Quotidiano, l’avviso ai deputati è arrivato alle 18.30 di mercoledì, con la cancellazione del provvedimento dall’ordine del giorno rispetto a quanto comunicato in precedenza.

Il testo, già approvato dal Senato il 9 giugno, prevede attività addestrative, scambio di informazioni e materiali, collaborazione tra istituti di formazione militare e programmi congiunti tra i due Paesi. Il rinvio arriva mentre il governo insiste sulla linea secondo cui mantenere aperti i canali diplomatici con il Cairo resta compatibile con la ricerca della verità sul caso.

Il giorno dopo la sentenza il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva dichiarato che “non è stato condannato l’Egitto, sono state condannate tre persone” e che si tratta comunque di una sentenza di primo grado di cui bisognerà attendere gli sviluppi nei gradi successivi. Le opposizioni unite, Pd, M5s e Avs, cui si sono aggiunte critiche da Azione e Italia Viva, hanno chiesto un’informativa urgente in Parlamento. Tajani ha replicato di non avere “paura di andare in Parlamento”, ricordando di esserci già andato “più di cento volte”. Il Movimento 5 Stelle ha inoltre chiesto un dibattito straordinario al Parlamento europeo nella prossima plenaria di Strasburgo, sostenendo che le relazioni Ue-Egitto “non possono andare avanti come nulla fosse”.

Giorgia Meloni è intervenuta per difendere la linea del governo, dicendo che “chiudere i canali con l’Egitto rischia di allontanarci dall’obiettivo” della verità, e ha assicurato che il governo “non interromperà ogni azione” per ottenerla. Tajani ha aggiunto che “vale più l’azione diplomatica che il clamore” e che l’esecutivo “non copre nulla”. Di tono opposto le reazioni del campo largo: il capogruppo M5s al Senato ha chiesto a Tajani di riferire “con chiarezza” quali iniziative intenda assumere verso il Cairo, mentre esponenti di Iv e Avs hanno chiesto le sue dimissioni. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha invece promesso che l’Italia “farà di tutto, anche” per ottenere l’estradizione dei condannati.

Il risarcimento e la posizione della famiglia

Il governo ha fatto sapere, per voce del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Tommaso Foti, che chiederà l’esecuzione della sentenza solo una volta che questa sarà definitiva, dopo l’eventuale passaggio in Cassazione. La provvisionale stabilita dalla Corte, circa 150mila euro complessivi tra i genitori e la sorella di Regeni, resta a carico dei tre funzionari condannati e non dello Stato egiziano: per riscuoterla servirà comunque la collaborazione del Cairo, finora negata per dieci anni.

I genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, hanno criticato pubblicamente l’atteggiamento dell’esecutivo in un’intervista a Repubblica, dicendo di essere stati “costretti a una reazione immediata” dalle dichiarazioni del governo. Hanno chiesto che l’Italia “non ceda ai ricatti” del regime egiziano e si mostri “intransigente” nel pretendere l’esecuzione della sentenza, sostenendo che “un governo che si mostra debole nei confronti di un regime è già perdente”. L’avvocata della famiglia, Alessandra Ballerini, ha ribadito la richiesta di interrompere i rapporti diplomatici con il Cairo.

I contatti diplomatici e la versione egiziana

Fonti diplomatiche citate da media egiziani hanno affermato che prima della sentenza ci sarebbero stati “contatti ad alto livello” tra Il Cairo e Roma, con l’obiettivo di “individuare una soluzione sul piano giuridico” compatibile con le relazioni bilaterali. La stessa fonte egiziana ha sostenuto che un’eventuale impugnazione della sentenza da parte del Cairo sarebbe comunque “fuori discussione”, poiché l’Egitto non ha mai avuto un’interazione ufficiale con il processo italiano. Palazzo Chigi ha smentito le notizie circolate sui media egiziani su una presunta telefonata ad alto livello avvenuta prima della lettura del verdetto.

Sul piano politico, la segretaria del Pd Elly Schlein ha chiesto al governo di attivarsi perché l’Egitto versi il risarcimento e perché la sentenza, nella parte immediatamente esecutiva, venga effettivamente applicata, sottolineando che “non c’è consapevolezza” di questo aspetto nelle dichiarazioni dell’esecutivo. Il leader M5s Giuseppe Conte ha aggiunto che “il governo non deve nascondersi” su questo piano.

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